#nofreejobs perchè la rivoluzione nasce in rete
10 novembre 2011 at 00:08 6 commenti

“Caro blogger, ti pago 20 euro al mese e tu mi scrivi 40 pezzi“: è da questo post di WikiCulture che nasce tutto e non ci sarebbe molto altro da aggiungere ma in quanto blogger mi sento chiamata in causa e voglio dare il mio piccolo contributo.
Esiste, infatti, la bruttissima abitudine da parte di alcune aziende del settore editoriale di pagare pochissimi euro i copywriter a fronte di un lavoro che comporta molta fatica ed ore per documentarsi e scrivere un bell’articolo. E’ giunta l’ora di dire basta!
Alla fantasiosa ma quanto mai realistica lista di Stronco, su come guadare 20 euro senza aguzzare l’ingegno e spremere troppo le meningi si aggiungono altri consigli e commenti su quelle che si possono benissimo definire proposte indecenti.
L’articolo attira l’attenzione degli addetti ai lavori e così Paolo Ratto, condivide sulla sua pagina Facebook il post aggiungendo il commento “Gratis non si lavora. Si ozia”. La frase diventa in breve tempo lo slogan di questa rivoluzione ed in molti la retweettano, me compresa.
Cristina Simone ci aggiunge l’hashtag #nofreejobs e ci sprona a segnalare le offerte di retribuzione ridicole.
Nel giro di pochissimo tempo viene lanciata la pagina Facebook No free jobs che al momento conta già 340 fan! Su twitter si susseguono tantissimi cinguettii di proposte imbarazzanti di lavoro gratis o sottopagato e frasi ironiche, e l’hashtag si fa strada fra le tendenze italiane. Il profilo @nofreejobs conta 159 followers e 184 tweets: non male per una giornata di vita!
Tra miei tweet preferiti c’è quello di Claudio Gagliardini “Il lavoro si paga altrimenti torniamo al baratto che è meglio per tutti”. Tutti posso dire la propria, anzi vi sprono a farlo. Il mio è di pochi minuti fa e recita “Il lavoro dovrebbe essere un #diritto garantito dalla Costituzione #nofreejobs“.
Vi segnalo, inoltre, i bellissimi, avvincenti e competenti contributi di Paolo Ratto e de L’inchiesta.
Abbiamo la rete ed i social media dalla nostra parte, non stiamo in silenzio, facciamoci sentire! No Free Jobs!
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1.
PiccoloSocrate | 10 novembre 2011 alle 16:23
Basta !
Dobbiamo dire BASTA a questo schifo.
Inutile che ci (s)vendiamo per il prezzo più basso pur di portare a casa 2 euro.
Sono stato blogger anch’io (ma fui più fortunato) e ad un certo punto son diventato stagista. Poi ho detto basta, adesso PRETENDO un contratto di lavoro vero (non necessariamente a tempo indeterminato).
Smettiamo di svenderci.
2.
evilripper | 11 novembre 2011 alle 00:30
mi sa che scriverò anche io qualcosa riguardo a #nofreejobs ci sono delle persone che se ne approfittano troppo!
il lavoro è sacro anche quando coincide con le proprie passioni.
3.
Maria Silvia Sanna | 11 novembre 2011 alle 10:14
Sono con voi! Scriverò un post entro il week-end! Si tratta di un basta che personalmente sto dicendo da molto tempo, ma ci tengo a farlo esplicitamente e pubblicamente in un post: in questo caso i “no” non sono mai abbastanza!
4.
La mappa delle proposte indecenti e l’infografica di #nofreejobs « paperella2punto0 | 13 novembre 2011 alle 15:49
[...] sempre mia abitudine continuare ad informarvi sulle iniziative che seguo. Questa volta tocca a #nofreejobs, un movimento nato sul web per segnalare le proposte di lavoro [...]
5. No Free Jobs, tra mito e leggenda. Come tutto ebbe inizio. | WikiCulture | 15 novembre 2011 alle 09:16
[...] apprendisti e tirocinanti, di Marketing Arena, che riflette sul noto adagio Content is King, di Paperella 2puntozero, che cita alcuni tweet approdati su [...]
6. - mi bloggo | 5 dicembre 2011 alle 16:29
[...] post, ti segnalo un' iniziativa interessante a proposito del lavoro gratis o sottopagato, la trovi qui. Buona riflessione. Paolo Questo articolo è stato pubblicato in Web marketing e [...]