Empatia, ascolto e social media.

Camminando verso la metro oggi, tra il calpestio delle foglie secche di platano e le luci dei semafori, riflettevo fra me e me sul significato del termine empatia.

Prima di dirvi cosa avevo in mente in quel momento, ho scandagliato la rete per vedere le varie definizioni che se ne danno. Ce ne sono molte, ma ne inserirsco solo due. Se per l’enciclopedia italiana Treccani è:

la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale

per Wikipedia si tratta di:

attitudine a offrire la propria attenzione per un’altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull’ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell’altro.

Si può provare empatia per una persona sconosciuta che si trova in difficoltà, per una comunità, come può accadere in circostante drammatiche quale ad esempio il terremoto in Abruzzo, per comunanza di stati d’animo, o per esperienze pregresse.

A mio parere, ciò che discrimina dal sentirsi o meno empatici, è la capacità di ascolto. L’empatia è un qualcosa di immateriale ma allo stesso tempo ben più afferrabile e tangibile di altri concetti astratti, perchè non si può fingere di averne, non si può far credere di provarla, deve esserci. L’empatia parte dall’ascolto.

Come in una relazione con il partner è la capacità di ascoltare l’altro e viceversa che tiene unita la coppia, così avviene anche nella comunicazione fra azienda e cliente, fra community manager/social media manager e partecipanti/fan/follower. Per ottenere un buon risultato sui social network bisogna prestare orecchio, far emergere il lato umano dell’azienda. Essere sinceri, mostrarsi interessati, onesti, aperti al dialogo. Non credete di poter fingere: state parlando a delle persone che comprendono perfettamente che si sta vendendo un prodotto/servizio e spesso si dimostrano attente e delle volte scettiche. Quindi non pensare di poterle fregare.

Un consiglio: fermatevi un attimo, lasciate fluire i pensieri e ascoltate. Non è sempre facile, anzi spesso è un compito arduo ma assolutamente necessario. In questo modo non parlerete a caso.  E’  necessario “sintonizzarsi”.

Non nego che mi perdo anche io tra i mille pensieri e impegni quotidiani, metto da parte la mia parte più sensibile per prestare attenzione agli aspetti più pragmatici, ma sono i momenti di solitudine e di silenzio, come una camminata per strada sotto la luce dei lampioni, che mi danno modo di sentire le cose in modo diverso.

Fermatevi ad ascoltare. Non credo ci si possa aspettare relazioni durature, di qualsiasi tipo, senza empatia ed ascolto. Se poi si decide di comunicare attraverso i social media quesi aspetti sono a dir poco fondamentali.

Siamo una specie sociale fatta più per l’empatia che per l’autonomia”. [cit. Jeremy Rifkin]

.. e voi che ne dite?

Una risposta a “Empatia, ascolto e social media.

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