Umbria Jazz Winter #20, bella musica e una delusione: l’organizzazione.

Inauguro il 2013 con un post un po’ differente dagli altri, un post “musicale”.

Non è la prima volta che mi capita di fare una piccola vacanza a Orvieto o a Perugia per godermi un po’ di buona musica all‘Umbria Jazz. Anche quest’anno, convinta di godermi un bello spettacolo, ho fatto un salto ad Orvieto, all’edizione Winter del Festival, la 20esima per la precisione.

Umbria-jazz-winter

Si si, lo so, non sono una critica musicale ma da spettatrice pagante voglio esprimere la mia opinione sulla kermesse, che devo dire, mi ha lasciato un po’ perplessa rispetto all’edizione estiva del 2012 a Perugia.

Intanto vi riporto i numeri che segnano il successo della manifestazione:

“Nei cinque giorni in cui si è svolto il Festival gli appuntamenti in cartellone, 110 concerti con 130 artisti impegnati, hanno richiamato tantissimi appassionati che si sono riversati nelle strade al seguito della marchin’ band, nel Teatro Mancinelli, nel Palazzo del Popolo, realizzando quasi sempre il tutto esaurito, e negli altri venues: Palazzo dei Sette, Sala del Carmine, Museo Emilio Greco, Ristorante San Francesco e Spazio Umbria, con un incasso di circa 250.000 euro per 15.000 biglietti. Le presenze complessive in città, oltre le più ottimistiche previsioni, hanno raggiunto quota 50.000 con gli alberghi del territorio che hanno registrato il tutto esaurito.”

Ecco cosa penso.

Il calendario degli eventi è risultato piuttosto monotono. I concerti venivano ripetuti ogni giorno, cambiando orario e luogo, ma si trattava sempre dello stesso spettacolo. Una minestra riscaldata? Direi proprio di si ma per dovere di cronaca vi lascio qui il programma.

Ma passiamo agli artisti.

Eccezionale Kurt Elling con la sua impeccabile band. Nessuna sbavatura, dei mostri di bravura. Senza alcun ombra di dubbio la più bella serata ad Orvieto. Entusiasmante Pedrito Martinez Group con il suo ritmo cubano, una conferma della scorsa edizione estiva. Bello il soul di Gregory Porter accompagnato da una meno precisa e brillante band. Dee Alexander & Evolution Ensamble sono stati la grande sorpresa! Accattivante anche il Paula Morelembaum Samba Trio e spumeggiante il Nashville Gospel Superchoir. Esperimento interessante quello dei Quintorigo feat. Mingus che proponevano i brani di Jimi Hendrix, ma cosa c’entra con il jazz? Uhm. Poco piacevole il concerto di Giovanni Guidi Trio, soldi buttati al vento. Repertorio scontato e variazioni poco gradevoli. Ricordo ancora una versione discutibile di “Quizas, quizas, quizas”.

Una nota davvero stonata è stata l’organizzazione del Festival.

Pessima la modalità di gestione dell’acquisto telefonico e la consegna dei biglietti. Segnalo anche la scortesia e la maleducazione di alcuni operatori. Gravissima la gestione dei concerti a “posto unico” dove, dopo aver prenotato online con largo anticipo e dopo aver pagato (e sottolineo pagato), il posto mancava del tutto e si era costretti a restare in piedi. I più fortunati, a sala piena, sono riusciti ad “accomodarsi” o in braccio al fonico o schiacciati contro la porta di ingresso. Mi sembra una presa in giro colossale far prenotare i biglietti per assicurarsi il posto e non trovarlo comunque.

Infine è stato sconcertante il numero enorme di spettatori non paganti muniti di pass. Intere famiglie, dal nonno alla nipotina dodicenne che fa la poser con l’iphone fregandosene del concerto e della musica (e del resto, mi sembra anche normale che una ragazzina non sia interessata al jazz). I cosiddetti scrocconi non mancano mai, ma in quest’evento si è esagerato proprio!

Questi “addetti ai lavori” muniti di pass dovrebbero vergognarsi di sottrarre posti agli spettatori paganti, che il più delle volte sono rimasti in piedi. Cari organizzatori dell’Umbria Jazz, fate bene attenzione a chi cedete con facilità alcuni privilegi e scegliete meglio i vostri collaboratori.

Non resta che attendere la prossima edizione della manifestazione sperando che qualcosa migliori: dal 5 al 14 luglio 2013 a Perugia e dal 27 dicembre 2012 al 1 gennaio 2014 ad Orvieto. Arrivederci Umbria Jazz.

Chissà, forse ci rivedremo.🙂

2 risposte a “Umbria Jazz Winter #20, bella musica e una delusione: l’organizzazione.

  1. Ciao! Ho molto apprezzato il tuo POST. Io mi occupo di spettacoli e concerti e seguo da molti anni Umbria Jazz. Sono d’accordo con te in ogni tua critica. Unica scusante che mi spinge a spezzare una lancia in favore del Festival ma che al tempo stesso è una ulteriore critica è che la manifestazione si succede ogni anno da tantissimo tempo e che l’edizione invernale non è altro un tentativo di massimizzare ulteriormente gli incassi che si devono in gran parte alla reputazione del contest. La maggior parte del pubblico non si cura più di controllare i programmi ed affluisce così come si fa a qualsiasi evento a cui non mancare. Gli organizzatori hanno perso tutto il coinvolgimento dovuto alla passione per la musica e sono diventati passacarte più impegnati a quadrare bilanci che della soddisfazione del pubblico. Peccato perché nelle prime edizioni sembrava davvero di vivere un sogno ad occhi aperti. Speriamo che nel prossimo futuro gli organizzatori si facciano un esame di coscienza e che anche a costo di ridurre il numero degli eventi riescano a rimettere un po’ di cuore in cioò che fanno e in tutto il festival.
    Bello il tuo BLOG..da oggi lo seguirò anche quando parlerai di altro e non solo di musica…visita i miei se ti capita!

    • Ciao Annalinda🙂
      Per coloro che sono in città e sono abituati ad andare a vederlo, forse è normale che non si faccia caso al programma. Sicuramente per quelli del posto diventa una routine legata alla fine dell’anno e alle feste. Da notare che i giovani del paese li ho visti sempre fuori, nelle stradine della città, e pochissimi agli spettacoli. Io che vengo da fuori forse mi tratterei di più se gli artisti chiamati a partecipare fossero dei nomi importanti del jazz e non si esibissero tutti i giorni. Ma credo che questo valga anche per te.🙂
      La passione purtroppo non dovrebbe mai mancare, ma temo che tu abbia ragione su questo fronte. Per carità, l’iniziativa è lodevole e probabilmente in Italia, non ci sono altri festival dedicati al jazz così conosciuti, ma bisogna mantenere uno standard elevato in questi casi. Magari ci fosse nella mia città una manifestazione di musica jazz!
      Grazie per il complimento, farò sicuramente un salto sui tuoi blog.🙂

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